Ciao Brio!

  • 13 Settembre 2026
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Le aveva inventate lui quelle cene.

Nell’appartamento di Nova, che aveva comprato all’asta, uno dei tanti che aveva riscattato, aveva deciso di tenerlo per sé e per i figli, ma soprattutto per gli amici di scuola e gli amici della Polisportiva.

Era di una generosità infinita Giuseppe, per tanti “Catramina” per l’abitudine a gellarsi i capelli, ordinandoli in un improbabile riporto per coprire le calvizie precoci e non gradite.

Ha popolato almeno metà della comunità peruviana di Milano, che lui chiamava i suoi “peones”: li aiutava a venire in Italia, a trovare casa, ad ammobiliarla, a metter su famiglia. Provavano per lui un affetto immenso, quello che si riserva ad un bonario capo popolo, sempre pronto ad attivarsi, con uno spirito ed un’energia davvero fuori da comune, ad ogni minima richiesta, un trasloco, una visita medica, un passaggio in auto.

Non conto più le volte che mi ha trovato “una badante”, l’altra attività con cui serviva ben due comunità: quella ucraina delle donne che da anni a Bresso, numerosissime, si prendono cura dei nostri genitori ormai anziani e l’altra, quella dei suoi compaesani, a cui riusciva a dare un immediato aiuto appena sorgeva la necessità di assistenza.

Era incredibile: tu lo chiamavi, gli spiegavi il problema e tac…. dopo mezz’ora prima chiamata (quanto amava il telefono!) con una proposta. Bastava un giro di telefonate e nel giro di pochi giorni eri a posto. Che fenomeno di efficienza e che gran cuore!

Ah ma mi sto perdendo…. le cene.

Le chiamavamo le cene della prostata per l’età media alquanto alta dei partecipanti, tutti amici e volontari in Polisportiva: il signor Mori, Franchino Sala, i presidentissimi Agosta, Renzo Corrain e Bobby Rossetti, Sergio Magro, il signor Pala, il Checco e molti altri, anche a turno (le definiva le “riserve”).

Ci si disponeva attorno al tavolo che lui aveva ideato: quadrato, con un foro centrale dove era stato inserito un enorme vassoio centrale rotante che faceva continuamente arrivare di fronte a ciascuno i piatti e le pietanze della cena, oltre al vino sempre abbondante (a proposito… era lui che aveva creato l’etichetta del “vino della Polisportiva”).

Cene sempre all’insegna delle discussioni più accalorate: come va la prima squadra, cosa succede in Comune, chi vince le elezioni, oltre ovviamente a ricordare i suoi tempi passati dell’Alfa Romeo di Arese o quelli ancora più mitici in cui aveva “costruito il carcere di Bollate”.

Ma il vero spettacolo era la location: una sala quadrata (la cui tapparella nessuno ricorda di aver mai visto alzata in 15 anni 😊), totalmente bardata fino al soffitto di foto, sciarpe, cimeli e vecchie maglie da gioco della Polisportiva, addobbata con palle e striscioni natalizi tutto l’anno, con il vassoio su cui era poggiata una videocamera che riprendeva ininterrottamente il filmino” della serata, mentre una televisione trasmetteva quello della cena precedente, a beneficio di chi se l’era persa.

Era un sancta sanctorum della nostra società sportiva, che lui amava alla follia e che sempre, anche quando era stato costretto a vivere in casa gli ultimi anni, continuava a sostenere con uno spirito indomito ed un affetto che traspariva dalle sue parole.

Ci vorrebbe un libro per raccontarne la vita, soprattutto gli episodi che sovente narrava sulle scorribande in Russia e sulle avventure giovanili, sempre infarcite di aneddoti divertentissimi. Che grasse risate con Beppe.

Lascia un vuoto enorme, ha segnato davvero un tempo della nostra vita, è stato il collante di un gruppo (gli Amici di catramina) a cui mancheranno la sua verve e la sua gioia di vivere la vita, che ha speso in mezzo a noi e con un gesto di attenzione per tutti.

Grazie di tutto Brio!

 



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