Andrea De Vecchi

Andrea De Vecchi

Andrea è stato amico e calciatore della Polisportiva fino al 11 gennaio 2008, giorno in cui ci ha voluto lasciare impovvisamente a soli 24 anni. Andrea ha giocato sin da bambino nelle giovanili della nostra società; società in cui è rimasto sino alla categoria Allievi vincendo anche due campionato, uno nei Giovanissimi e uno negli Allievi. In seguito è passato nelle fila di Casatese, Juve Cusano, Afforese per poi tornare alla Polisportiva nel 2006.

In ricordo di Andrea riportiamo la toccante omelia di Don Gianfranco.

 

Caro Andrea…

In un momento così difficile, anche per noi sacerdoti, per prendere la parola, preferisco rivolgermi direttamente a te, caro Andrea. Tu ora non solo ci ascolti e ci capisci, ma sei in grado anche di aiutarci.
Quello che ti è successo ci ha sconvolto, ma non scandalizzato: abbiamo preso ulteriormente coscienza della nostra vita.
Ora, però, non riusciamo a trovare motivazioni capaci di consolarci, risposte adeguate da dare a tuo papà, che dice di aver perso un figlio senza sapere il perchè.
Forse anche tu non avresti saputo esprimere il perchè vero di ciò che ti stava accadendo e che è, purtroppo, accaduto.
Mi sono chiesto dove trovare, nelle pagine bibliche, le parole, non più umane ma divine, capaci di consolare e di ridare fiducia e speranza.
Mi è subito venuto in mente un significativo Salmo, una specie di professione di fede che fa molto bene ad un cuore sconvolto dal dolore e disorientato dalla prova.
“Signore, tu mi scruti e mi conosci. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo”.

Caro Andrea, Lui sapeva tutto di te; Lui conosceva il segreto che ti sei portato con te, che, forse più che non voluto, non hai saputo confidare neppure alle persone a te più care.
Il Signore sapeva che cosa andavi cercando nella tua vita, apparentemente senza problemi particolari, anzi con qualche progetto molto bello, come quello di sposare la tua Pamela, al punto che avevi già scelto i tuoi testimoni.
Hai preso, non sappiamo perchè, una scorciatoia di per sè sbagliata, ma, proprio perchè il Signore sapeva tutto di te, ti ha atteso con quell’amore di cui solo Lui è capace. E, adesso, tu ce lo potresti confermare.
Ho anche pensato a ciò che dice San Giovanni nella sua prima lettera a proposito di Gesù Cristo: “Egli è il nostro avvocato presso il Padre”.

Gesù, che hai già imparato a conoscere fin da ragazzino, ha preso le tue difese. Gli stai troppo a cuore, ti ha voluto così bene che ha dato la sua vita per salvare al tua.
Ho pensato a Gesù che si è definito il pastore buono.

Sai Andrea, al tempo de catechismo in Oratorio, un tuo coetaneo, sentendo parlare di Gesù che è come un pastore che guida il suo gregge, disse che non voleva essere una pecora.
In realtà nella vita, sopratutto nell’età in cui si comincia ad assaporare l’ebbrezza di una libertà che sembra non avere limiti, c’è bisogno di una guida esperta in umanità e senso dell’esistenza. Una guida disposta a tutto e capace di venire a prenderti, come sa fare questo pastore eccezionale che è Gesù, quando può capitare di rimanere impigliati nei rovi e nelle spine della difficoltà della vita.
Gesù ti ha preso e portato a casa.

Ho pensato, caro Andrea, alla preghiera fatta da Gesù anche per te, proprio alla vigilia della tua morte: “Padre, voglio che anche quelli che tu mi hai dato siano con me dove sono io, perchè contemplino la mia gloria”.
Anche tu sei stato consegnato fin dal tuo battesimo a Gesù, che non vuole assolutamente perderti, perchè verrebbe meno ad un preciso impegno che si è preso davanti al Padre suo.
Ho pensato, caro Andrea, alle parole rassicuranti che abbiamo ascoltato nella pagina del Vangelo scelta per il tuo funerale: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del PAdre mio vi sono molti posti…perchè siate anche voi dove sono io”.
C’è un posto anche per te nel cuore di Dio; non un posto generico ma unico, come quello che il filgio occupa nel cuore di un papà e di una mamma.

Ho pensato anche che tu, Andrea, hai fatto il chierichetto. Sono andato a rivedere una foto di gruppo del 12 novembre 1993. Mi sono commosso ed emozionato vedendo un bel numero di ragazzini, con alle spalle i giovani che allora servivano all’altare. Alcuni di loro sono già papà di due o tre figli. Abbiamo posato insieme con il Cardinal Martini: c’ero anch’io con don Bruno e Don Giampiero.
E’ vero che sono passati parecchi anni, ma credo che anche tu, crescendo, ti sia portato il ricordo di quella bella esperienza.
Ma, sopratutto, vorrei ricordarti che hai servito la messa in questa chiesa, su questo presbiterio, che si ispira al brano del libro dell’Apocalisse che abbiamo appena letto, in cui Gesù Cristo si definisce l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, cioè il tutto della storie ed in particolare della nostra vita.
La tua, umanamente, è stata una vita incompiuta; ma proprio in Gesù Cristo trova il suo compimento. E Lui che ora è in grado di andare anche a te, gratutitamente, esclusivamente per amore, l’acqua dalla fonte della vita.
Ora, caro Andrea, in questa nuova condizione, che è frutto di una bella sorpresa che l’amore di Dio ha riservato anche a te, ti devi dare da fare molto. Chiedi una mano a Maria, la Madonna del Venerdì Santo, ma sopratutto del Sabato Santo, Colei che ha preso tra le braccia suo Figlio deposto dalla Croce, ma che ha preso anche te.

Con Lei, Donna dell’attesa e della speranza, puoi aiutare papà e mamma in particolare a convincersi che non ti hanno perso.
Certo, qualcosa di molto bello ed importante di te non avranno più la gioia di avere: la tua presenza fisica, il tuo largo sorriso, il dialogo, a volte anche un pò concitato, che caratterizzava il rapporto tra genitori e figli.
Anche Simone non avrà più la bella opportunità di condividere con un fratello la passione per la vita e, perchè no, per il calcio.
Pamela non sentirà più la tua mano la sua, non potrà più averti come compagno di viaggio, sopratutto come sposo, secondo il sogno che accarezzavate insieme.
Ma fà in modo che nessuna delle persone, a te più cara pensi di averti perso. Ti sentano, invece, più vicino in un’altra dimensione, che hai già cominciato a sperimentare.

Penso anche, caro Andrea, che vedendo questa folla, sopratutto i tuoi coetanei e giovani amici e conoscenti, avresti voglia di dire loro una parola incoraggiante. Non sono così presuntuoso da pretendere di conoscerla.
Ma credo di poter dire loro qualcosa anche a nome tuo.

Cari giovani, chissà quali e quanti pensieri sono passati in questi giorni nella vostra mente e quanti turbamenti nel vostro cuore. Abbiate fiducia nella vita che vi sta davanti. Non abbiate paura, vivetela con passione e determinazione.
Sappiate però che la vita non è semplicemente una serie di tappe che si possono percorrere anche con entusiasmo e spensieratezza. La vita è un persorso che conosce le sue difficoltà, con cui aprirse, con sui dialogare e confrontarsi.
Vivete in una società che continuamente vi sollecita. Abbiate la capacità di pazientare, perchè, accelerando troppo la corsa o anticipando eccessivamente le esperienze, si rischia di perdere per strada pezzi importanti di umanità, impoverendo la vita.
Sopratutto, mi sento di dirvi, anche a nome di Andrea, che ora se ciò che noi non sappiamo ancora pienamente e vede ciò che noi possiamo solo immaginare e accogliere nella fede, di raccomandarvi di non lasciare fuori, di proposito, dai vostri progetti il Signore.
Ci sono sì le crisi di crescita, ma si può venirne fuori irrobustiti e più determinati a lasciarsi guidare da Colui che nel giorno del funerale di Andrea vi confida di essere anche per voi “Via, Verità e Vita”.
Vorrei dire a tutti voi, per dirlo anche a me stesso, che in tutte le esperienze e fatti della vita che definiamo disgrazie si nasconde sempre anche una grazia, una opportunità.
Anche questa esperienza così dolorosa, che chiediamo al Signore di saper vivere nella speranza cristiana, custodisce e offre un dono che può rendere migliore la nostra vita.
E Andrea ne sarebbe felice se ciò accadesse.

Don Gianfranco – Bresso, 16 gennaio 2008

 

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