Incontriamo una “vecchia gloria” che ha giocato nella SPERANZA nel 1946, anno di fondazione. Stiamo parlando di GIORDANO CONTARDI, classe 1921 che, prima come giocatore nel ruolo di mediano sinistro, quindi come allenatore, è stato per tanti anni uno dei punti cardine della squadra fino al termine degli anni ‘60.

Terminato il servizio militare, intraprendeva quella d’allenatore che, tra i vari incarichi, comprendeva anche quella di dirigente accompagnatore, magazziniere, addetto alla segnatura del campo, ecc.

L’organizzazione della SPERANZA, infatti, era praticamente tutta nelle sue mani: doveva occuparsi degli allenamenti, delle convocazioni, del lavaggio delle maglie, dell’accompagnamento dei ragazzi e di quant’altro ruotava attorno alla squadra. Basti pensare che c’erano alcuni genitori che gli “affidavano” personalmente i figli (è il caso di Tonino Vessia che, essendo un po’ “vivace” il padre lo lasciava uscire soltanto se Contardi lo andava a prendere a casa). Non importa se poi Tonino assieme a Giuseppe Meana (altro “vivace”) spesso dopo le partite facevano comunella e s’imboscavano.

Ma altri personaggi curiosi si avvicendarono nei colori verde-nero delle nostre maglie: tra gli altri, Contardi ricorda Emilio Monti, un’ala piccola ma velocissima che s’intestardiva spesso nei dribbling e, quando era ripreso dall’allenatore, non si limitava a mettere il broncio, ma addirittura si sedeva sul pallone e non lo mollava più! Doveva intervenire l’arbitro per farselo riconsegnare.

Per finanziare la squadra (allora non c’erano le pretese d’oggi, ma il danaro serviva ugualmente), i dirigenti contrassero un debito, acquistando un proiettore cinematografico per realizzare un “cinema all’aperto” all’interno dell’Oratorio, che allora era sull’area alle spalle dell’attuale Cinema San Giuseppe.  Con gli incassi riuscirono non solo ad estinguere il debito, ma poterono acquistare divise nuove alla squadra ed addirittura devolvere importi in beneficenza!

A proposito di divise, continua Contardi, non vi siete mai chiesti perché sono verde-nero? “Perché, quando si trattò di acquistare la prima muta di maglie ‘seria’ (fino a quel momento avevamo usato maglie per così dire ‘costruite in casa’ di colori un po’ approssimativi, simili, ma non uniformi), non avendo soldi, ci rivolgemmo al Cav. LUIGI STRADA che, a sua volta, girò la richiesta alla DAVIDE CAREMOLI (la casa produttrice delle caramelle GOLIA): la risposta, positiva, arrivò dalla Presidenza dell’azienda che, per rispettare i colori del proprio marchio, ci regalò una muta completa VERDE-NERO. Da allora, correva l’anno 1955, i nostri colori non mutarono più!”

Per le prime trasferte potevamo disporre di un autocarro che gentilmente il Sig. RIVOLTA (Presidente e titolare della ISO RIVOLTA) ci metteva a disposizione: venivano poste sui lati del pianale due panchine e…via tutti in allegria per disputare le partite. Successivamente, grazie ai soldi recuperati con il cinema all’aperto, noleggiammo un pullman che, grazie alla generosità del Signor PAOLO COSTA (titolare dell’omonima società di pullman) ci era messo a disposizione per una cifra modestissima e che ci consentì di viaggiare in sicurezza e con maggiore comfort.

Con questo pullman facemmo anche trasferte memorabili spingendoci anche all’estero, in Svizzera (che oggi è vicina, ma all’epoca si trattava di un viaggio), raccogliendo anche la soddisfazione di andare a vincere in casa del Bodio con il risultato di 3-1, ottenendo l’onore della citazione sulla “Gazzetta dello Sport”. Oppure a Canzo (CO) dove, dopo aver dominato una partita che però stavamo vincendo di misura (1-0), fu negato, a pochi minuti dal termine, un rigore agli avversari: accadde un’invasione di campo con tutti noi, giocatori e allenatore a fare barriera attorno all’arbitro per proteggerlo dalla furia dei tifosi: che scazzottata solenne; oggi possiamo riderne, ma quel giorno, che paura!

Che tempi! Tutto era nuovo, tutto era bello, tutto ci riempiva d’entusiasmo. Sarà stato perché eravamo giovani, ma quante belle esperienze con la Speranza!

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