Incontriamo l’Ing. GIULIO ORIANI, bressese purosangue (per inciso è stato nella storia della nostra Città il secondo a conseguire un diploma di laurea ed il primo in ingegneria), classe 1931, è stato prima giocatore, negli anni dal 1946 al 1953, poi, dopo aver militato in diverse formazioni, tra le quali le giovanili dell’A.C. Milan, è stato nostro allenatore negli anni dal 1968 al 1973 conseguendo, tra l’altro, una storica promozione dalla Terza alla Seconda Categoria “guadagnandosi” anche un articolo sul “Corriere della Sera” del 25 Giugno 1971 grazie ad un campionato memorabile senza sconfitte e soli quattro pareggi!

Quando il signor Giulio iniziò a tirare i primi calci, Bresso era ancora un piccolo paese e l’unico campo di calcio, quello dell’Oratorio, si trovava alle spalle dell’attuale cinema San Giuseppe, al posto dei palazzi di Via Roma n°16. Naturalmente il campo era per squadre a 6/7 giocatori (di campi regolamentari per gioco a 11 giocatori esisteva solo, nei paesi limitrofi, quello della Gerli a Cusano Milanino) e le partite “più importanti” erano le sfide con gli Oratori, in particolare di Niguarda e Dergano. Si giocava perlopiù a piedi nudi perché le scarpe da pallone erano a noi sconosciute (ed anche le altre scarpe erano per molti un lusso).

Al termine della guerra, nel 1945, sono nati a Bresso i “Tornei dei bar” e le squadre dei rioni, tra le quali la più organizzata era quella del “Coo de Bress”: la “LAMPO”, squadra che aveva anche la divisa e, addirittura, un proprio pallone! In genere si giocava con quello che, all’Oratorio, Don Umberto metteva a disposizione per qualche ora al giorno. Le squadre venivano formate dai due ragazzi più grandi (o che giocavano meglio), e la scelta dei giocatori era determinata dalla classica forma del “pari e dispari”, fino all’esaurimento dei presenti (le squadre potevano così risultare anche di 7/8 o più giocatori).

I campionati regolari della F.I.G.C. iniziarono con l’anno 1946/1947 e le prime trasferte avvenivano in tram, treno o mezzi di fortuna.

A Bresso era nata la SPERANZA, squadra che militava in Prima Divisione, il cui campo di gioco era stato realizzato al campo volo (attuale “Parco Nord”), naturalmente senza spogliatoi, cosa assolutamente normale in quei tempi. Infatti, nella stessa Milano la situazione non era molto migliore: si giocava in campi per la maggior parte realizzati con le macerie delle case crollate per i bombardamenti, ricoperti con un piccolo strato di terra. In particolare, rammenta il Sig. Giulio, nella zona Città Studi, dietro al Giuriati vi erano ben quattro campi dove giocavano parecchie squadre, tra le quali l’URI, l’A.C. Milanese, l’Insubria ecc. (Società storiche che probabilmente non esistono più). Per tutti i quattro campi l’unico spogliatoio era costituito da una grande tettoia-deposito che la Gondrand (all’epoca famosa società di trasporti eseguiti per buona parte con carri trainati da cavalli) metteva a disposizione delle squadre. Ci si spogliava lasciando gli abiti sulle balle di paglia e, alla fine della partita, ci si lavava tutti con l’acqua di una “vedovella” (fontanella come quelle ancora esistenti nei parchi pubblici), in mezzo alla strada, coperti dalle sole mutande, estate ed inverno che fosse.

Per parecchio tempo le cose non migliorarono di molto, tanto che il Sig. Giulio ricorda che ancora negli anni 1951-1953, quando giocava nell’Aurora Desio, girone di Eccellenza (attuale Prima Categoria o più), i giocatori si spogliavano nei locali di un’osteria vicino alla fermata del tram, messi gentilmente a disposizione dal proprietario tifoso della squadra. Poi, a piedi ed in divisa, con le scarpe da pallone (allora non certamente morbide come le attuali), tutti di corsa fino al campo di calcio che distava più di un chilometro. Al termine della partita, nelle condizioni in cui si trovavano (frequentemente anche ricoperti di fango) i giocatori tornavano all’osteria dove avevano lasciato i vestiti. Ci si chiederà: ma perché si cambiavano a così grande distanza dal campo? Semplice: non esistevano gli spogliatoi e, pertanto, al campo non ci si poteva né lavare né cambiare! Invece nel cortile dell’osteria, sotto una tettoia, c’era un lavatoio; lì era possibile lavarsi, naturalmente con acqua fredda ed all’aperto, estate ed inverno! Non riesco a spiegarmi, dice il Sig. Giulio, con tutto quel freddo, come facevamo a non ammalarci mai!

Nel 1962 incomincia la carriera da allenatore del Sig. Giulio che dice di avere avuto a disposizione molti bravi giocatori coi quali si sarebbe potuto certamente ottenere risultati migliori di quelli, pur buoni, conseguiti. Purtroppo, a parte qualche seduta nel periodo di precampionato, quelli erano tempi in cui si giocava senza alcuna forma di allenamento infrasettimanale perché qualcuno studiava, ma la maggior parte dei ragazzi lavorava dall’età di 14 anni.

Solo dopo la promozione in Seconda Categoria, il Comune ci mise a disposizione una sera la settimana, per un’ora, la palestra di Via Lurani dove in qualche modo si faceva una specie di allenamento, perché sul campo di calcio non ci si poteva allenare in quanto non esisteva l’impianto di illuminazione. Ciononostante la nostra Squadra si è sempre comportata dignitosamente su tutti i campi e, salvo poche rare eccezioni, ha sempre conseguito risultati confortanti.

Come si capirà erano tempi in cui tutti noi giocavamo un po’ per dar sfogo alla nostra prorompente giovinezza e molto per la grande passione che ci portavamo dentro e che ci consentiva di superare tutte le difficoltà e di divertirci.

 

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