Stefano Lesma

“Secondo me, la vita è bella perchè è un programma di Dio. Quindi ogni fatto, bello o brutto, è giusto ed è una lezione per tutti”
(scritta da Stefano a 11 anni)

Stefano è stato amico e calciatore della Polisportiva fino al 17 gennaio 2005, giorno in cui ci ha lasciato impovvisamente a soli 19 anni. Stefano, ma per tutti Ciccio, ha contribuito pienamente con la sua gioia, serietà e determinazione, allo spirito della Polisportiva, sia nel suo ruolo di calciatore, che lo ha visto protagonista dai primi calci fino all’Under 21, sia in quello da allenatore di alcune nostre squadre della categoria pulcini, ruolo che ricopriva con entusiasmo da alcuni anni.
A lui abbiamo voluto dedicare il nostro Torneo Internazionale.

In ricordo di Stefano riportiamo due testi a lui dedicati dai compagni di squadra dell’Under 21 e dal suo primo allenatore Lallo.

Il ricordo dei ragazzi dell’Under 21

“Passala dietro a Stefano!”, diceva sempre Mori. Certo, perché così la palla era in cassaforte!
Un libero con la classe da centrocampista, una sicurezza evidente nell’impostare il gioco trasmessa a tutti i compagni di reparto e non solo. Grinta da vendere, ma mai sfociata in istintive reazioni e accompagnata anzi da rispetto per gli avversari e lealtà nel gioco, costretto anche a sdoppiarsi ne ruolo di “coscienza” del compagno stopper, di temperamento certo ben più focoso. Memorabile la scena di Ciccio impegnato a rincorrere il suo amico che inseguiva un avversario per restituirgli un torto subito!
Una presenza costante agli allenamenti, anche il giovedì quando rientrava dall’università alle 19.30 e si precipitava al campo senza così sacrificare né lo studio né il pallone, entrambe attività cui teneva molto; anche quando giocava il Milan in televisione (e quanto stravedeva per i rossoneri!): in quei giorni era il più veloce a fare la doccia!
La sua presenza era evidente dall’inizio alla fine degli allenamenti. Si partiva con una frecciatina all’allenatore per i bizzarri SMS inviati, poi via la camicia riposta con ordine sull’appendino e subito in campo tra racconti dell’università e sfottò per i compagni in difficoltà sugli esercizi proposti; partitella con il sorriso sulle labbra, ma nella giusta serietà agonistica.
Era sempre tra i primi a essere scelto al momento di fare le squadre: eppure ne aveva fatte di partite in panchina nelle categorie inferiori. chi ha giocato con lui nei Giovanissimi e chi lo ha seguito da allenatore o dirigente assicura che mai si era lamentato o scoraggiato; anzi, l’impegno cresceva sempre di più, fino a quando i risultati raggiunti non lo hanno portato ad essere un punto fermo della Juniores prima e dell’Under 21 poi.
In questo campionato più volte già si era tolto la soddisfazione del goal, e non solo perché era lo specialista dagli undici metri con il suo sinistro preciso. Solo il palo ha fermato un suo tiro nell’ultima partita con il Taino. Ci credeva nella possibilità di arrivare primi quest’anno; voleva vincere per rifarsi del campionato perso per un autogol del cugino, cosa che gli rinfacciava scherzosamente ogni volta che ce n’era l’occasione. E’ proprio per questo desiderio e per la serietà dimostrata nell’impegno calcistico che il suo pensiero, in quella mattina in cui la febbre era alta, è corsa subito alla partita con lo Schuster da disputare la domenica seguente: “Mamma, mercoledì però vado agli allenamenti!”. E’ pensando a lui che noi abbiamo deciso di continuare. Nessuno ora indossa la sua maglia numero 6, perché in realtà lui è lì a correre, faticare e divertirsi insieme alla sua squadra.
Ci è dispiaciuto tanto perdere quella partita, perché volevamo regalare la vittoria a lui. Ma Ciccio lo sa che la difesa scricchiola un po’ senza il suo cardine! E’ inevitabile pensare alla squadra senza pensare a lui; ma anche lui penserà a tutti noi nella serenità del Paradiso, e questo ci è di grande conforto.

I ragazzi dell’Under 21

Il ricordo del suo primo allenatore

Come tutti i venerdì, mi accingo a pensare alla convocazione per i “miei” ragazzi per l’attesa partita del sabato pomeriggio, quella di campionato.
Quest’anno ho ripreso ad allenare i bambini di otto anni ed in loro ho rivisto la prima squadra che ho allenato: i Pulcini lasse 1985, i “miei” primi bambini.
Perché un allenatore spesso usa l’aggettivo possessivo nei confronti dei propri atleti? I “miei” bambini?
Tutti i genitori dovrebbero fare l’esperienza di allenare questi meravigliosi ragazzi, di attingere la ricchezza che essi portano nella loro gioia nel giocare, nei loro cuori puri e sinceri.
Rivedo con gratitudine i volti di quei ragazzi affidatimi, la loro strada, il loro cammino nella vita quotidiana e mi soffermo a pensare ai loro piccoli o grandi entusiasmi, vissuti sul campo di calcio, ai loro sogni di piccoli campioni.
Ad uno di essi, in questi giorni, va spesso il mio pensiero. Il ricordo di quel tuo volto sereno e sorridente è vivo nel mio cuore e vivrà per sempre, caro Stefano.
Hai sempre avuto lo sguardo che ride, un forte senso del humour, ma sopratutto una grande e gioiosa passione per il calcio, che in seguito hai saputo trasmettere anche hai ragazzi.
Da pulcino, un entusiasmo sfrenato e capace nel calcio, la serenità nello stare con gli altri e la tranquillità che riuscivi a trasmettere. Dono raro che ti aveva portato ad accettare con entusiasmo e generosità l’incarico di aiuto allenatore nelle mie successive squadre, prima i Pulcini ’93 poi, quest’anno, i pulcini ’96.
Stefano,non sei mai stato un gran parlatore ma il tuo sguardo esprimeva interesse e curiosità tali da saper comunicare con tutti, sopratutto con i “tuoi” bambini, perfettamente in sintonia con te.
Tra i puri di cuore non occorrono parole, i pensieri sgorgano dalla luce degli occhi e tu, Stefano, ne avevi tanti di questa Luce.
Un disegno misterioso e troppo grande per noi tutti ci ha privati della tua paziente e serena compagnia ma la Luce del tuo sguardo gioioso rimarrà sempre nel mio cuore, nel nostro cuore.
Ciao “mio” piccolo e grande pulcino.

Lallo

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